Fumetti e pubblicità: come sopravvivere in un mercato di nicchia

Il primo caso di marketing riguarda i fumetti.

Come ho già scritto, ci sono dei mercati di nicchia che riescono a sopravvivere pur non avendo puntati addosso i riflettori del red carpet.

Ha senso parlarne in questo periodo per diversi motivi, non ultimo la celebrazione quest’anno del raggiunto secolo di fumetto italiano.

Quello del fumetto è uno di quei settori in crescita costante, basta osservare il numero di nuove testate che mensilmente appaiono sugli scaffali delle fumetterie o nelle edicole.
Complice probabilmente l’armata di blockbuster cinematografici che hanno avvicinato ai balloon masnade di nuovi lettori.

Chiudo il blog se anche solo uno fra voi non ha mai letto nemmeno una nuvoletta di un giornalino (termine scorretto con cui l’amalgama apostrofa i comics).

Una specie di tour o una versione in carta e china dell’evoluzione darwiniana.

Cominci con Topolino, avanzi verso Paperinik.
Naufraghi negli eroi Marvel; ti evolvi in Dylan Dog.
Guardi al futuro con il disprezzo di una moda passata una volta finito Watchmen.

A fine pasto i palati fini ordineranno un timballo di Coconino.
Maus di Spiegelman, Blankets di Thompson, Palestina di Joe Sacco.
Alcuni ingredienti.

E’ un mercato fortemente autoreferenziale. Non fa pubblicità di se, non ne fa agli altri.
Se cent’anni vuoi campare. Il resto lo sapete.

Il pubblico è una nicchia che non ha bisogno di vedere il proprio prodotto reclamizzato da un conduttore dalla dentatura al tartaro.
Legge un fumetto, va sul sito che trova nelle prime pagine e ne conosce altri. Un amico fidato gliene consiglia un terzo. Se poi va a Lucca il gioco è fatto. Cliente fidelizzato. Amen.

Niente fustini te me ne dai uno e io te ne do due, nessuna mutanda che ti stressa.
Non mi chiamo Vanesso, ma avete capito il nesso.

Al prossimo caso.

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4 Risposte a “Fumetti e pubblicità: come sopravvivere in un mercato di nicchia”

  1. prezzemola Dice:

    se la nicchia è ben consolidata, regge. la nicchia sì che è fidelizzata. non come il mercato di massa delle 15enni che cambiando idea dall’oggi al domani, decreta la morte di più di un prodotto che su di loro punta.

  2. giulio Dice:

    non hai messo la vagonata di manga che esistono. Fanno impressione.
    Entri in una fumetteria e ti trovi in un mondo assurdo. Anke qsto fa parte del trucco dei fumetti. Non compro molti fumetti però in fumetteria è bello entrarci spazi dai fumetti ai pupazzi (ke raggiungonpo anke i 300euro!), poi dvd libri sulla cannabis, magliette portachiavi, di tutto,
    tutto attorno a quel mondo.
    è una nicchia ben coccolata

  3. Chiara Dice:

    Per me il pubblico del fumetto non deve essere solo di nicchia.. i fumetti sono per tutti e tutti dovrebbero leggerli. Poi c’è genere e genere, e un qualche genere di nicchia c’è e ci deve essere come per qualsiasi forma d’arte e comunicazione. Ma, a prescindere, penso che, in generale, un approccio un po’ più popolare e anche commerciale al fumetto da parte di alcuni appassionati e “addetti ai lavori” in Italia non possa far altro che avvicinare i comics ai più e magari portare un po ‘più di vendite e soldi visto che nell’ambiente ci si lamenta sempre che non si vende mai abbastanza e, secondo me, anche il mercato di massa dei quindicenni che cambiano idea serve: porta soldi e aiuta a diffondere opere e idee! Vuoi che su 10 adolescenti almeno 1 non continui a coltivare la passione del fumetto?

  4. Thomas Galli Dice:

    Chiara: concordo per quanto riguarda il mercato in relazione al budget che circola. Rimango dell’idea che sia vincente mantenersi distanti dalle logiche pubblicitarie che invadono qualsiasi tipo di pubblicazione.
    Sacrifico 10 lettori, ma niente suonerie da scaricare su Dylan Dog.

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