Sulla pubblicità: la comunicazione è il mezzo, non il fine
Scrivo questo post riciclando dei vecchi commenti fatti a un articolo pubblicato in un altro blog.
Qui non ho mai parlato di pubblicità.
Come? Ah si, oggi si dice advertising.
Tra gli addetti ai lavori (i mastri creativi) c’è il male comune di pensare ad un messaggio prima di tutto in termini di “mi farà vincere il premio a Cannes?” poi, in secondo piano o magari affatto, ci si pone il problema “raggiungerà gli obiettivi di comunicazione?”.
Per esempio questa è la prima pagina che appare indirizzandosi verso il sito di una nota agenzia.
Complimenti per il leone.
Rassereno i cuori impavidi, è un riferimento in assoluta buona fede.
Me ne sono servito solo per dimostrare la mia tesi.
Credo che spesso ci si industri su come fare “cose fighe”, mentre il problema è trovare cose “che funzionino”.
Vi diranno che la verità sta nel mezzo.
Il nodo cruciale è come fare una pubblicità che funzioni. Nel 2008.
Se avessi la risposta probabilmente non sarei qui ora.
Certamente uno spot ben realizzato e divertente ha maggior probabilità di essere ricordato, ma poi il consumatore comprerà il prodotto?
Bisogna fidelizzare il cliente. Ma fidelizzarlo al prodotto (o al brand), non alla comunicazione che ne viene fatta.
Un’azienda sopravvive se vende, non se raggiunge 1 milione di clic su YouTube.
La comunicazione è il mezzo, non il fine.
In nostranlandia c’è poi un fenomeno tutto particolare la cui parola chiave è testimonial.
Si è fatto della commedia all’italiana un modus operandi per comunicare qualsiasi cosa.
Probabilmente nel Belpaese esiste qualcuno a cui vedere tre comici a testa in giù travestiti da pennuti mette una voglia irrefrenabile di cambiare tariffa telefonica.
Non credo.
Non credo perchè il pubblico non è stupido. Le antenne ce le ha e prendono bene.
Vuole fare esperienza dei prodotti, del mondo ad essi legati, sentirsi “coccolato” dal brand, ma non in modo paraculo.
Sentirsi parte di un mondo che ha contribuito a costruire.
La legge dei grandi numeri poteva funzionare un tempo, forse in alcuni casi (pochi) funziona ancora.
Vedi i grandi brand affermati i cui materials non dicono assolutamente nulla, che si limitano a ricordare che “ci sono, sono qui”.
Quei messaggi ci saranno sempre.
Personalmente credo nella massa di mercati.
Nella comunicazione narrow, di nicchia.
Ci sono mercati fioriti e fiorenti che sopravvivono felici fuori dai cicli primetime, che hanno saputo fare del passaparola e dell’autoreferenzialità una potente fonte di sussistenza.
Esiste anche il processo inverso. Quando un mercato ristretto si allarga meravigliosamente grazie ad una perfetta comunicazione di prodotto innovativa, pulita e chiara.
Per scoprire a quali casi di marketing mi riferisco, l’appuntamento è ai prossimi due post.
Sono certo che alcuni di voi hanno già individuato gli esempi che intendo sviluppare.
Tag: advertising, pubblicità

Maggio 5, 2008 alle 7:47 pm
“Complimenti per il leone”
ma anche no!! non si può guardare!
ah per confermare ulteriormente la tua tesi, e fidelizzare il lettore, devi creare un contest per chi indovinerà i prossimi esempi. naturalmente deve esserci un premio ambito, e dare rigidi parametri temporali (tipo apertura alle 00.00 chiusura alle 00.02) così che il numero di f5 e di visite al minuto schizzi alle stelle. poi te la tirerai con la storia della conta dei voti.. faccenda lunga da noi. così che presi allo stremo e dopo ansie e attese, tutti sapranno chi sono sti due casi, e qualcuno si troverà un gadget promo in più!
forse è meglio che vado a nanna :-D!
Maggio 6, 2008 alle 9:34 am
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Maggio 6, 2008 alle 11:52 am
prezzemola: “forse è meglio che vado a nanna”.
Cosi togli la dimensione feedback impedendomi di risponderti.
Lo potrei fare comunque, ma ripeterei quello che hai già provveduto a scrivere tu.
Maggio 6, 2008 alle 7:54 pm
pensa che utente evoluto! si fa le domande e si da le risposte! Marzullo è niente a confronto!! muhaha!!
Maggio 6, 2008 alle 8:00 pm
prezzemola: non so se sia un parallelismo di cui vantarsi.
Ma continuiamo a dare la colpa alle giornate pesanti.
Maggio 12, 2008 alle 9:58 am
non è simpatico rinfacciare pubblicamente stralci di conversazioni private..io te lo dico
Maggio 12, 2008 alle 12:43 pm
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