Videogames e arte: due casi di performance videoludiche

Di arte non ne capisco nulla.
Se dovessi teorizzare sul defollowing partirei da li per farne un esempio.
Ma la partecipazione nella stessa giornata ad una lecture sui videogames qui, e ad una lezione sulle performance artistiche da parte di qui (uso la parola qui per indicare che c’è il link, indistintamente da blog o persone) m’ha fatto fare un viaggio strano tutto mentale di cui parlo qui (senza link perchè è qui, in questo blog, a cui altri magari faranno riferimento chiamandolo qui con il link).
Leggere (capendo) ciò che ho scritto nelle quattro righe precedenti è già una performance di per se.
Giusto per farvi entrare nel clima (che poi si dice “entrare nel clima”? boh, anche lui si sarà fatto luogo).
Tra le diverse declinazioni dell’arte, si fa notare quella visuale.
Penso ad esempio alle opere dello Studio Azzurro (non c’entra niente con alberi e pennuti di pezza).
Visto che nel calderone artistico ne ho viste di tutti i tipi, non farò scandalo se ci butto dentro pure i videogiochi.
Due esempi su tutti.
Rez, videogioco sparatutto di casa Sega (quella di Sonic).
Il testo presente sul retro della confezione (versione PlayStation 2) recita:
Scopri un nuovo mondo,
Un mondo di suoni, immagini e vibrazioni
Entra nella rete e ridesta Eden
Dai sfogo ai tuoi istinti
Risveglia i sensi:
Sinestesia allo stato puro.
Sostanzialmente si incarna un avatar inizialmente allo stato grezzo, che andando avanti nel gioco senza subire danni, evolverà fino ad astrarsi dalla forma corporea.
La musica ha un ruolo essenziale: sullo sfondo di un loop di default, il suono prodotto dall’esplosione dei bersagli diventa parte della colonna sonora.
C’è di più, l’avatar pulsa a tempo di musica, e il joypad che il giocatore tiene tra le mani vibra seguendo i beat.
Il gioco si discosta molto dai canoni estetici videoludici classici, a dire la verità sconsigliato a chi soffre di epilessia (dicitura riportata nelle schermate di avvio).
Il Nintendo DS trova in Electroplankton la sua killer application.
Il gioco, che non è un gioco, si presuppone già all’inizio come fruibile in due modalità: artista e spettatore.
Lo spettatore può vedere ciò che l’artista può fare.
Diversi stage, non collegati tra loro e selezionabili in ordine sparso, vedono il giocatore cimentarsi in vere e proprie performance, in cui toccando lo schermo vedrà accadere delle cose e prodursi dei suoni.
Lascio parlare il video e chiudo qui il post.
Tag: arte, video, esperienza, videogiochi, videogames, rez, electroplankton, playstation 2, nintendo ds, lite, performance, audio, studio azzurro
Marzo 21, 2008 alle 7:52 am
La cosa che tiene insieme le cose che scrivi non sono tanto i contenuti visivi, sonori, sinestetici o cinestesici… in ogni caso, oggi. apprendere, richiede sempre più una partecipazione che non è più solo “intellettuale”. La qualità dell’evento-prodotto-opera è sempre più legata all’abilità di arrivare a colui che deve, appunto, PARTECIPARE e non più solamente OSSERVARE. Il white cube, la galleria d’arte anni ‘60, è morta da tempo come luogo capace di produrre dei “nuovi pensieri” sull’arte (anche se ancora c’e’ chi si ostina a volerne presentare modelli in SL). Nel caso specifico i videogiochi ci insegnano a imparare come si apprendono le regole per partecipare ecc.. ecc…
Marzo 21, 2008 alle 7:59 am
PS
Apprendere è attività sofisticata da fare con assoluta intelligenze e originalità. La cultura convergente ci presenta tanta partecipazione alla cotruzione di una cultura. Tutti vogliono essere un poco creativi ma pochi lo sono realmente (le idee creative sono spesso vanità).
Mi sa che passerò al mio blog e ci farò un “post” raccogliendo il suggerimento
Marzo 21, 2008 alle 3:03 pm
[...] questa mattina un post di clinicamente testato sul tema dell’arte e il videogioco in relazione a due prodotti davvero potenti: Rez di [...]
Marzo 25, 2008 alle 2:32 pm
Considerato che i confini fra i generi artistici sono sfumati (definitivamente svaporati) con l’arte delle avanguardie direi che non ci sia niente di male a considerare i videogiochi come espressioni delle performance artistiche. Semmai li mettiamo là dove la virtual art, immersiva e interattiva, ha espresso le sue potenzialità.
Piccola precisazione: la lezione era sulle installazioni artistiche e turistiche