Alla faccia del vespaio
Stamattina, approfittando di un buco tra le lezioni, ho passato un paio d’ore in deliziosa solitudine nella biblioteca della mia università.
Dopo aver dato un’occhiata ai volumi disponibili tra gli scaffali, ho scelto di chiedere a prestito Blog Generation.
Tralasciando il fatto che per due ore di consultazione stavo per essere sottoposto all’esame della retina oculare, ho trovato alcuni spunti interessanti per capire meglio le dinamiche che spingono l’alto a parlare male del basso.
Me li sono appuntati.
In sostanza, quando si parla della rete, tra i media di massa
ha prevalso la tendenza giornalistica a rilevare ciò che fa notizia. L’arresto di alcuni pedofili e le frodi sulle carte di credito fanno sicuramente più notizia di milioni di persone che, silenziosamente, si scambiano conoscenze e visioni sul mondo.
Alla luce delle discussioni attuali, ci metterei dentro pure che se chi commette un omicidio/violenza è disgraziatamente presente con un profilo su un social network, per qualche strana equazione ne deriva che la rete è male.
Il procedimento mi sfugge, d’altra parte sono sempre stato una frana in matematica.
Il risultato è che viene data un’immagine distorta della realtà (non a caso mediata).
Realtà che vede invece il blog come
la prima creatura della rete che dimostra la vera maturità del mezzo. Non credo sia un’esibizione dell’io, ma piuttosto del rapporto con gli altri. (De Kerckhove)
Alla faccia del vespaio.
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