Heroes: occhio alle uova di Pasqua

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E’ un pò che non scrivo di Heroes.

L’occasione per farlo arriva dritta dritta da oltreoceano, con la notizia dell’accordo che sancisce il cessate il fuoco per quanto riguarda lo sciopero degli sceneggiatori.
Ora che le acque sembrano essersi calmate può cominciare l’hype per Villains, la terza stagione della serie anticipata nell’ultimo episodio del secondo volume.

Il nome tradisce uno sguardo più dark, probabilmente più cattivo e maturo.
Chi scrive spera che vengano abbandonati i toni raggiunti da Generations, Frankenstein strano tra Smallville e Dawson’s Creek.

Per ricollegarmi in parte ad una conversazione precedente invece, vorrei riprendere brevemente il discorso relativo a pubblico attivo e prodotti mediali.
Salto la premessa rimandando alla Curva del Dormiglione: sostanzialmente nel corso degli anni c’è stata una complessificazione dei contenuti e parallelamente del pubblico.
Film, videogiochi e, appunto, telefilm sempre più complicati per rispondere alle esigenze di un pubblico in continua evoluzione.
Prodotti che necessitano di più repeat per essere compresi nella loro interezza.

Heroes è un caso emblematico: la conferma dopo aver (ri)visto la prima serie in dvd.
Tralascio gli extra che in quanto extra sono tralasciabili.

La serie è un continuo rimando a situazioni reali, personaggi veri, persone realmente esistenti.
E’ probabile che nel seguire la trama ad una prima visione sfuggano alcuni dettagli interessanti.
Però non leggete Wikipedia che sennò vi fottete la sorpresa.
Mettiamo ad esempio che abbiate per caso guardato una certa puntata di Heroes, e supponiamo che siate abbastanza curiosi da leggere i credits nei fumetti Marvel: in un episodio, fanno la (breve) comparsa due poliziotti, i cui cognomi sono Alonso e Quesada. “Sticazzi” risponderanno alcuni, mentre altri dalla felina curiosità vedranno la lampadina accendersi e cogliere il rimando ad Axel e Joe, redattore e direttore della Casa delle Idee.
Nel penultimo capitolo, fa la sua apparizione un riparatore di spade, Claremont, cognome che rimanda ad uno degli sceneggiatori di comics più noti, se non il più noto, dalla cui penna sono nate numerose avventure degli X-Men, da cui Heroes pesca a piene mani.
O ancora, un vecchietto Sorridente compare brevissimamente alla guida di un autobus. Una comparsa come tante altre, se non si trattasse di Stan Lee, papà (o presunto tale) di numerosi supereroi, Spiderman tanto per fare un nome.

Queste solo alcune delle chicche e dei continui rimandi presenti in Heroes.
Ma queste sono giusto delle easter eggs per fan.

Le cose si fanno più interessanti se si colgono le diverse sfumature della caratterizzazione dei personaggi.
Heroes? Ah si, quello la vola, quell’altro legge la mente, la strafiga si sdoppia, l’emo assorbe i poteri, la cheerleader si rigenera, il drogato vede il futuro, mr. Arancia Meccanica guarisce, il giapponese viaggia nel tempo ma deve stare attento che se continua a sforzarsi si caga addosso.

Pensiamo a Micah, il bimbo che parla alle macchine e gli fa fare quello che vuole.
Posto che al piccolo Noah danno sempre ruoli da bambino prodigio (vedi Tutto in Famiglia), il personaggio è una metafora bell’e buona delle nuove generazioni di fanciulli: persone dotate di un’innata predisposizione all’utilizzo della tecnologia, socializzati naturalmente all’elettronica e a qualsiasi strumento gli venga offerto.
Alzi la mano chi ha mai visto un bambino leggere il libretto di istruzioni della Playstation.
Vedo che i vostri arti sono rimasti al loro posto.

Ed è un caso che la soluzione a tutti i problemi arrivi dall’India?

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3 Risposte a “Heroes: occhio alle uova di Pasqua”

  1. prezzemola Dice:

    un pubblico medialmente evoluto vuole storie sempre più complessificate. l’abitudine genera richieste sempre maggiori.

  2. Thomas Galli Dice:

    prezzemola: hai riassunto in due righe due il libro di Steven Johnson, complimenti alla crapa.

  3. prezzemola Dice:

    sto facendo pratica..

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