Culture Partecipative: Fansubbing
Quando si parla di culture partecipative occorre tenere presente che la creazione di contenuti riguarda più aspetti. Non è solo una questione di sceneggiatura secondo cui sono un fan di Harry Potter e ne scrivo storie trasversali. Ci sono molte sfumature.
In particolare trovo interessante il fenomeno del fansubbing, pratica grassroots nata negli anni ‘70 quando comunità americane (ma non solo) di fan di cartoon “Made in Japan”, vedendone negata dalle emittenti la traduzione nella loro lingua, cominciarono ad auto-sottotitolarsi le serie preferite.
Se prima era un problema di distribuzione (le serie non venivano acquistate dalle tv a stelle e strisce rimanendo confinate nel Paese del Sol Levante, quindi i sottotitoli erano l’unico modo per guardarsi un anime nella propria lingua), oggi è più che altro un discorso di tempistica. Tutti vogliono sapere in anteprima cosa c’è dentro la botola o conoscere le sorti di due fratelli esplosi in volo. Possono passare anche anni prima che una serie venga tradotta e trasmessa dalle tv; ultimamente i tempi si sono ridotti ma i fan sono fan, e agiscono da fan. Se stasera trasmettono un nuovo episodio di Heroes in America, domani mattina al massimo lo voglio vedere sul mio pc nella mia lingua.
Ma cosa spinge gruppi di ragazzi a svegliarsi alle 5 di mattina per tradurre e mettere online in tempi rapidissimi i sottotitoli? Cosa ne ricavano da tutto questo lavoro? Con Darkgirl (Desperate Housewives/Ugly Betty), subber della scuderia Italian Subs Addicted (la maggiore community italiana di fansubbing), ho cercato di dare risposta a queste domande:
Come nasce il vostro staff?
Allora, io non sono su Itasa dall’inizio, ma so che il sito è nato da una costola di Smallvillez per la creazione dei sottotitoli di Smallville. Da lì poi l’interesse dei subber si è esteso verso Lost, Prison Break e piano piano verso tutte le altre serie che ora sottotitoliamo.
Come si sono conosciuti i membri che fanno parte dello staff?
Vedi sopra: su Smallvillez. Poi chi è arrivato dopo in genere lo ha fatto perchè ha trovato i sottotitoli sui programmi p2p o direttamente hardsubbati sui video. Io stessa sono arrivata perchè avevo trovato i credits sui sottotitoli di Lost.
Questa è una passione che richiede molto tempo. Qual’è la vostra occupazione “reale”?
Ognuno di noi fa altro nella vita. Molti sono studenti liceali o universitari, non necessariamente di lingue, ma non sono pochi nemmeno i lavoratori (part-time o tempo pieno che sia) e c’è un nutrito gruppo di over 30 e anche over 40
Io personalmente sono una studentessa, o meglio una laureanda in Musicologia e beni musicali, e lavoro come insegnante di teoria e solfeggio part-time in una scuola di musica.
Come coordinate il lavoro?
Di solito all’inizio di una serie si forma un team più o meno stabile (per le serie a rilascio veloce ci sono quasi sempre delle riserve che garantiscono il rilascio in tempi rapidi in caso di impegni dei traduttori titolari) di 4 persone per le serie di 20 minuti (tipo i cartoon e le serie comedy) e di 6/7 persone per le serie di 40 minuti o più, con uno o due revisori per ogni serie. Poi la procedura si differenzia a seconda del fatto che si sia o meno una base pronta o che ce la si debba creare. Nel primo caso (base inglese o altre lingue) si divide equamente il numero delle battute tra i vari traduttori. Nel secondo caso si divide a minutaggio e solitamente c’è un transcript (la trascrizione dei dialoghi in inglese) che si sfrutta per creare il synch con il programma apposito. Se non c’è la procedura è la stessa ma si crea un synch vuoto e si traduce dal solo audio.
Tutto il lavoro che svolgete è senza scopo di lucro, il che significa che a parte piccole donazioni spontanee per il mantenimento dei server non ne ricavate nulla. Qual’è il benefit che ottenete dalla condivisione del vostro operato?
A me fa piacere condividere il mio lavoro con altri e sfrutto questa occasione per migliorare la mia conoscenza della lingua inglese, sopratutto nell’ascolto.
Cosa vi spinge ad impegnarvi ogni giorno cosi duramente?
La soddisfazione di vedere il mio lavoro scaricato e utilizzato dagli utenti che poi mostrano il loro entusiasmo e la loro riconoscenza per il lavoro che facciamo.
In teoria potreste svolgere le traduzioni per un uso “personale”, senza metterle on-line. Quant’è importante la condivisione?
Direi che la condivisione è fondamentale. Se non fossero condivisi non mi metterei neppure a tradurre, userei direttamente i sottotitoli in inglese o addirittura vedrei i telefilm non sottotitolati. Il bello è proprio la condivisone del lavoro!
Questo post è stato un momento di riflessione per capire le dinamiche delle culture partecipative in rete e un occasione per ringraziare chi rende possibile tutto ciò.
Tag: culture partecipative, fan culture, fan subbing, italian subs addicted, serial tv, sottotitoli, telefilm
Dicembre 1, 2007 alle 7:28 pm
[...] sconosciuto: [...]
Dicembre 5, 2007 alle 8:46 pm
Un ottimo esempio di riflessione delle culture partecipative dal di dentro.
La testimonianza della fansubber racconta molto sulle pratiche e sul contesto connettivo.
Un passo in più per sondare la realtà delle fan culture italiane così poco studiate ma sempre più rilevanti per capire il rapporto futuro tra media e audience evolute.