Mostri in mostra: critica della sragione

Dopo aver letto una riflessione qui su quanto riportato qui, scrivo qualcosa qui.

Prendendo spunto dai recenti fatti di cronaca, molti anzi troppi giornalisti “dall’alto” hanno criticato a man bassa i contenitori dei contenuti prodotti dal basso. Sostanzialmente la tesi di fondo è l’influenza negativa che hanno questi nuovi mezzi di condivisione sulla crescita psicofisica dei più o meno pargoli. O meglio, il fatto che i contenuti violenti vengano spesso creati ad hoc per essere condivisi. YouTube e MySpace alimenterebbero quindi il dilagare della delinquenza giovanile. Non disagio dovuto all’incomunicabilità con i genitori ne con la scuola che sempre meno educano, non la distribuzione ben ramificata ed impunita di sostanze psicoattive, ma causato dall’opportunità che da il web 2.0 di “esserci”. Ma qui si sconfina in un territorio altro, rimaniamo alla critica mossa sui mezzi di diffusione. Una critica verticale su questioni orizzontali.

Il trio di giornalisti dell’articolo in questione (uno tra tanti)  sottolinea il fatto di come siano avvenuti

Due fatti di sangue preceduti da incursioni dei protagonisti nel mondo virtuale. È là che bisogna cercare per cogliere la degenerazione di una generazione. Che ormai vive oltre il senso della privacy, ossessionata dal bisogno di condividere e raccontarsi. Anche negli aspetti più sconcertanti.

Ciò si ricollega a quanto detto solo pochi giorni fa da Gabriele Romagnoli per Repubblica riguardo a Jokela:

Non c’è ormai fatto di cronaca che non abbia un aggancio con questi mondi: l’assassino ha mostrato come preparava la strage su You Tube, la vittima è apparsa, la sera dell’omicidio, su Facebook, la polizia ha trovato indizi nel blog.

Demonizzare il mezzo blog perchè qualcuno ne annuncia stragi è come screditare carta e penna perchè qualcuno vi scrive lettere minatorie.

E’ fuori discussione come qualcuno faccia un uso improprio di queste tecnologie, ma il problema non va generalizzato ne esteso ad una generazione. Gli idioti sono idioti perchè nascono idioti. Ora come cent’anni fa.

Mi chiedo se tutto questo attacco continuo da parte dei giornali non sia in qualche modo un goffo tentativo di riappropriarsi dell’autorevolezza informativa, persa inevitabilmente con l’avvento e l’allargarsi a macchia d’olio dei blog. La violenza e il sesso sarebbero in questo caso un pretesto per delegittimare un mezzo altrui a favore della sopravvivenza del proprio. Una lotta contro i mulini a vento.

L’ultimo aspetto in analisi è il significato sociale che viene dato alla pratica della vita in rete; o meglio come venga connotato spesso negativamente il termine “internet generation”, descrivendola come una massa di individui soli davanti ad un monitor che usano da scudo contro il mondo, con cui sono incapaci di relazionarsi. E’ vero l’esatto contrario: tranne in alcuni casi isolati, essere online è sintomo della partecipazione, del voler collaborare a qualcosa, in cui si approfondiscono relazioni e se ne creano di nuove.

Ora che ho finito di postare, esco a divertirmi con gli amici.

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4 Risposte a “Mostri in mostra: critica della sragione”

  1. gboccia Dice:

    Che la generazione degenere riguardi anche un certo giornalismo?

  2. Marghe Dice:

    ciao
    contenta per te che esci, ma non credo che ci sia bisogno di dirlo, a parte qualche persona molto sola tutti usciamo più o meno per doveri ma anche per piaceri.
    io sono stata una delle citate, di gioventù bruciata.
    precisamente il video dei “vicini scoperecci”
    scontato parlare di quanto mi sono INCAZZATA ad essere messa in mezzo con quelli che scannano la gente online o picchiano i disabili….

    http://www.youtube.com/labassista

  3. Clinicamente Testato Dice:

    Marghe: daccordissimo, era semplicemente una frase di chiusura proprio per andare contro il luogo comune secondo cui chi passa molto tempo in rete è incapace di relazionarsi nella “first life”.
    Riguardo al tuo video, messo nello scaffale vicino ai violenti, ripeto quanto scritto sopra da gboccia: “che la generazione degenere riguardi anche un certo giornalismo?”.

  4. Margherita Dice:

    si si non hai idea di quante volte, siccome ho molti siti, pensano che vivo chiusa in casa.
    è vero non vado in pub o in discoteca, non ho comitiva, e quasi tutti i miei amici lisento piu per telefono perchè non vivono nella mia city.

    questo non toglie che ho bands, prendo lezioni di basso, canto, teatro, amo il cinema, studio e lavoro….quindi piu che altro da casa esco, solo che magari mi porto il pc!

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