Heroes e l’ombra dello share

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Mercoledì 14 Novembre la conclusione della prima stagione di Heroes in Italia.

Partendo dalla polemica nata circa lo spostamento in seconda serata del serial, di cui si è già discusso ampiamente ad esempio qui, invece di parlare degli effetti che ciò ha provocato nella community dei fan mi è sembrato interessante approfondire le cause che hanno portato alla decisione di Italia 1.

Il problema fondamentale è la rilevazione dei dati secondo un meccanismo da paleotelevisione, che avviene ancora a livello quantitativo. Gli americani, da cui tanto ci piace copiare, stanno cominciando a prendere coscenza del fatto che sempre più il successo è dovuto all’azione dei fan, fruitori attenti ed attivi. Consumatori fedeli. La questione quindi si sposta sul versante qualitativo. Jenkins, parlando di “economia affettiva”, scrive

Per anni, i gruppi di fan, cercando di farsi centro di sostegno per serie a rischio di estinzione, hanno sostenuto che le reti avrebbero dovuto concentrarsi di più sulla qualità dell’interesse del pubblico per i programmi e meno sulla quantità dei telespettatori. Network e pubblicitari stanno giungendo sempre più a conclusioni analoghe.

La reputazione del brand, in questo caso una rete tv ma estendibile a tutto il mercato, va costruita

non più facendo leva sulle transazioni individuali ma attraverso la somma delle interazioni con il cliente, un processo che si estende nel tempo e che si attua attraverso molti “punti di contatto” con media diversi. (Gli uomini di marketing) Non puntano semplicemente a convincere un consumatore a un singolo acquisto, ma a costruire una relazione di lungo termine con il marchio.

La soluzione sta nell’instaurare una dialettica con i telespettatori/consumatori/fan, al fine di creare una continuità di contenuti adatti alle esigenze del proprio pubblico, quindi una continuità di fruizione e di conseguenza una fedeltà di consumo.

Solo a questo punto la cheerleader sarà salva.

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3 Risposte a “Heroes e l’ombra dello share”

  1. The Sky Dice:

    Il fatto che in Italia la gente preferisca vedere “i cesaroni”, “un ciclone in famiglia” o qualsiasi fiction all’italiana piuttosto che un telefilm di qualità dimostra quanto siamo ancora indietro in questo senso rispetto agli Usa.

    Sinceramente preferisco che Heroes sia stato cancellato e poi messo al mercoledì sera come tappabuchi piuttosto che censurato, riadattato o modificato come fa Mer.. Mediaset di solito. E dire che stavolta l’adattamento era sopra la media, con chicche come la voce di Hiro mantenuta originale.. ma tant’è…

    Con la stagione due prevedo veglie notturne come accaduto con Dark Angel qualche tempo fa…

    In fondo è meglio cosi, Prison Break sopravvive in seconda serata, 24 e Jericho sono stati trasmessi in modi assurdi e spesso sbalzati per altri programmi.. chi vuole godersi le vere fiction statunitensi di qualità ormai lo fa scaricandole subbate.. certo è illegale e non va bene, ma finchè la mentalità comune sarà questa non ci sono molte altre soluzioni..

  2. Clinicamente Testato Dice:

    Qui non si mette in discussione la qualità o meno di un prodotto, ma le logiche con cui questo viene trasmesso (o non viene trasmesso).
    Sicuramente un format che gira attorno alle vicende di una o più famiglie come I Cesaroni o Un Ciclone in Famiglia accoglie un bacino d’utenza maggiore rispetto ad un serial di nicchia come Heroes.
    La falla è proprio nel percepire questa nicchia una minoranza, quindi facilmente sacrificabile.

    E’ il paradigma del “meglio un uovo oggi che una gallina domani”.
    Ottenere risultati sicuri e subito piuttosto che fare la fatica di coltivare un qualcosa di migliore ma incerto per il domani.
    Non è detto che l’esito sia immediatamente positivo, è un’operazione che può richiedere anche molto tempo, ma che a lungo andare darebbe senz’altro dei frutti.

    Grasso sostiene che la maggior parte del pubblico guardi un programma perchè rassicurata da ciò che in qualche modo già conosce, diffidando dalle novità troppo eclatanti.
    E’ ciò che è successo per Heroes.
    Vedere infermieri volare e barboni sparire ha fatto scattare diversi campanelli d’allarme, marchiando la serie come un prodotto per bambini quando è vero l’esatto contrario, proprio per la complessità dell’intreccio.
    Per quanto riguarda la seconda stagione, è attualmente in onda negli States e da noi si trovano gli episodi sottotitolati pressochè in contemporanea, per cui non c’è il rischio di notti insonni.

  3. gboccia Dice:

    Analisi lucida e condivisa :) se si continua così la cheerleader verrà salvata ;-)

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